In Duomo preghiera per la pace con #standup4peace


Novara, ancora una volta, ha iniziato l’anno con un passo di pace. Complice le limitazioni legate alla pandemia da Covid, la tradizionale “Marcia della Pace” promossa dalla Comunità di Sant’Egidio si è trasformata in un momento intenso e partecipato di riflessione direttamente in Duomo (foto Alessandro Visconti).

Niente, dunque, marcia da piazza Cavour a piazza Duomo, ma un pomeriggio di riflessione in cattedrale. Un momento da ‘fermo’ non per questo meno sentito e, anzi, particolarmente apprezzato da tutti i partecipanti. Nome dato all’iniziativa in questa nuova versione #Standup4peace. Ed ecco, così, che, alle 16,30, i novaresi soliti partecipare alla “Marcia della Pace” si sono ritrovati in Cattedrale. Presenti la responsabile regionale della Comunità di Sant’Egidio, Daniela Sironi (che ha sottolineato il forte bisogno di pace che c’è nel mondo; “per questo ciascuno deve prendersi cura dell’altro”) e tanti altri volontari della Comunità, più i ragazzi della Scuola della pace e della Scuola di lingua italiana. 

Un primo gennaio diverso, dunque, da quelli solitamente vissuti negli anni passati. “È la prima volta – è stato detto in apertura di pomeriggio – che ci troviamo a vivere in modo così diverso questo primo giorno dell’anno”. Citando Papa Francesco “la pandemia, la sofferenza, l’incertezza e i timori per il futuro ci chiedono di ascoltare per far crescere il valore della prova che il mondo sta attraversando: quello di rigenerare un’umanità nel profondo e farci scoprire bisognosi di ritrovarci tutti fratelli”.

Sono quindi seguite le testimonianze. Si è aperto con Paolo Lizzi, volontario di S. Egidio, che ha letto una missiva giunta da Alberto, un detenuto della casa circondariale di Novara. “Con parole e semplici gesti si possono aiutare le persone, levandole dalle difficoltà. Io ho di certo sbagliato – scrive Alberto – ma ora ho imparato il valore del rispetto dell’altro, che deve essere la base di ogni uomo. Da parte mia un augurio di serenità a tutti”. Valter Fornara, altro volontario di S. Egidio, responsabile del programma “Viva gli anziani”, che si occupa di seguire le persone anziane in quattro quartieri di Novara (S. Agabio, Villaggio Dalmazia, San Rocco e Sant’Andrea), ha dato voce alla lettera di Maria, 93 anni, infermiera in pensione. Maria ha ricordato come il peso della pandemia sia stato sofferto soprattutto proprio dai meno giovani. La 93enne ha anche invitato tutti a tenere i propri cari accanto a sé, in casa, e non a porli in qualche istituto per anziani. E ancora il racconto di Susanna Ceffa, che ha illustrato quanto realizzato in Africa con il programma Dream (Disease Relief through Excellent and Advanced Means), che, dal 2002, si impegna a contrastare la diffusione dell’Aids in Africa. E ancora le parole di Mohamed, 42enne proveniente dallo Yemen, fuggito dalla guerra, un testo letto da Mauro Velati, di S. Egidio, uno degli insegnanti della Scuola di lingua italiana.”Lo Yemen è un Paese in guerra da sempre. Quando sono nato, nel 1978, era già in guerra, con il Paese diviso tra Sud e Nord. Le prime vittime della guerra sono sempre le persone comuni. Sono venuto in Italia, qui mi sono sposato. Sono tornato in Yemen quando mio padre non è stato bene. E in quell’occasione di nuovo ci sono stati scontri nel Paese. Ero andato con mia moglie e mio figlio. I miei cari mi han detto, era il 2014, di tornare in Italia, che sarebbe stata una cosa che si risolveva velocemente. Da allora, invece, sono costretto a vedere mio figlio sullo schermo di un monitor”.

La riflessione si è conclusa con la lettura di tutti quei Paesi ancora in guerra, ancora al centro di conflitti e di violenze. Un elenco particolarmente lungo.

 

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